Descrizione
"Questo libro è insieme un`anatomia e un atto d`accusa dell`industria dell`Olocausto."
"L`Olocausto si è dimostrato un`indispensabile arma ideologica."
"L`anomalia dell`Olocausto nazista non deriva dall`evento in sé ma dallo sfruttamento industriale che è cresciuto attorno ad esso."
"La campagna in corso dell`industria dell`Olocausto per estorcere denaro in nome delle vittime bisognose dell`Olocausto ha ridotto la statura morale del loro martirio a quella di un casinò di Montecarlo."
Sono solo alcune delle tesi provocatorie e per molti versi sconvolgenti sostenute in questo libro. Norman G. Finkelstein, ebreo americano e figlio di sopravvissuti allo sterminio, mette in discussione due dogmi storiografici e morali: l`Olocausto è un evento storico assolutamente unico, ed è il punto culminante di un odio irrazionale ed eterno dei gentili nei confronti degli ebrei. La ricostruzione di Finkelstein dimostra che queste tesi sono diventate dogmi indiscutibili solo a partire dal 1967, l`anno della Guerra dei sei giorni, quando la memoria dell`Olocausto è stata utilizzata per presentare una superpotenza militare - Israele - come una nazione di "vittime". E le attuali richieste di risarcimento contro le banche svizzere e le industrie tedesche non servono, per Finkelstein, a risarcire i sopravvissuti, ma solo ad arricchire alcune potenti organizzazioni internazionali. "L'industria dell'olocausto" è un libro aspro, a tratti sgradevole, agitato da una furia iconoclasta.Ma l'intento dell`autore è solo quello di "ristabilire l`Olocausto nazista come un oggetto di indagine razionale". E quanto alle vittime dello sterminio, il gesto più nobile nei loro confronti è "serbarne il ricordo, imparare dalla loro tragedia". "A me sembra che l`Olocausto venga venduto, più che insegnato" Rabbi Arnold Jacob Wolf (Yale University)