El Alamein. La battaglia che ha deciso la guerra d'Africa

El Alamein. La battaglia che ha deciso la guerra d'Africa
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Descrizione

E’ del tutto superfluo ricordare l’importanza della battaglia di El Alamein e la sua centralità storica Vari studi hanno messo in evidenza da un lato la inadeguatezza della preparazione italiana al conflitto e, dall’altro, l’eroismo delle truppe italiane che, inferiori in numero, mezzi, tecnologia e tradizione di guerra nel deserto, ressero ben oltre le più lusinghiere aspettative. Questo libro vuole però andare oltre e tentare di fare il punto sulla situazione storico-militare della battaglia e sottolineare alcuni aspetti altrove forse dati per scontati. In primo luogo la questione della preparazione militare dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale. FORTUNATO MINNITI, docente all’Università di Roma Tre ed esperto di storia militare, chiarisce le vicende che hanno portato al conflitto e dà una risposta convincente ai quesiti circa le responsabilità della mancata preparazione. In secondo luogo vengono ripercorse le fasi della battaglia, le vicende umane e militari ad essa collegate, attraverso la splendida ricostruzione, avvincente e chiara, del gen. GUALTIERO STEFANON, Direttore del Circolo Ufficiali Forze Armate di Roma. GABRIELE DE ROSA, docente di Storia Contemporanea e presidente dell’Istituto Luigi Sturzo, racconta la propria esperienza di giovane ufficiale dei granatieri che, pur non avendo partecipato attivamente alla battaglia, rende assai bene lo stato d’animo dei combattenti. Infine non poteva mancare un ricordo del personaggio che, nella storia e nella leggenda, è stato il simbolo di El Alamein, soprattutto per la costruzione di uno dei più vasti e significativi cimiteri di guerra del secondo conflitto mondiale. La figura di Paolo Caccia Dominioni è ricordata dalla figlia ANNA CACCIA DOMINIONI in un commosso e appassionato, ma non retorico, ritratto. Il quadro finale è quello di una vicenda che, a prescindere da come si concluse, nulla toglie al valore di chi vi partecipò, e al valore non solo simbolico di chi in quella battaglia offrì la vita nella convinzione che, se non la vittoria, era necessario ottenere il rispetto e la dignità dei nemici, oltre che il rispetto e la dignità della propria coscienza.