«Una volta tornati, con il loro carico di racconti, di rabbia e di sofferenza, i reduci di Russia costituirono un problema per il Partito Comunista Italiano i cui vertici ben conoscevano le drammatiche condizioni di vita durante il loro periodo di prigionia.»
Nel 1948 un gruppo di reduci dell’ARMIR (Armata Italiana in Russia) denunciò l’ecatombe di soldati italiani rinchiusi nei campi di prigionia sovietici e le pesanti responsabilità dei funzionari del PCI presenti nei lager, i quali, oltre a negare qualsiasi aiuto ai loro connazionali, contribuirono a suscitare tra i prigionieri un cupo clima da guerra civile. Tra i responsabili ci fu anche uno dei più stretti collaboratori di Togliatti, Edoardo D’Onofrio, rivoluzionario di professione, funzionario devoto al partito e a Mosca, più volte parlamentare, che nel 1949 portò i suoi accusatori in tribunale. Vissuto in un clima di pesante contrapposizione ideologica, il processo ha messo a nudo una drammatica vicenda intessuta di morte, repressione e furore ideologico. Una puntuale e chiara ricostruzione dei fatti, attraverso tutte le fasi del processo e gli echi contrastanti che questo ebbe nella stampa italiana, con l’obiettivo di richiamare alla memoria una storia che è scivolata in un tranquillo e interessato silenzio.