Descrizione
Nel 1852, nella Bologna ancora pontificia, una domestica cristiana assunta - violando la legge - dalla famiglia del commerciante ebreo Momolo Mortara battezzò di sua iniziativa il piccolo Edgardo, cui i medici avevano dato poche ore di vita. Inaspettatamente, il bambino si riprese e, sei anni più tardi, la notizia del battesimo furtivo, ma valido, giunse all'orecchio delle autorità. Le quali, dopo un'inchiesta rigorosa e dovendo rispettare la legge di educare cristianamente i battezzati, ordinarono che Edgardo ormai di sette anni, venisse accolto in un collegio di Bologna sino alla maggiore età. I Mortara, istigati anche dai molti che avevano interesse a creare un caso internazionale, si opposero a ogni mediazione con la Chiesa, costringendo la polizia a intervenire per portare il piccolo a Roma, dove Pio IX lo accolse e gli assicurò che sarebbe stato per lui un padre affettuoso e premuroso. Come difatti fu, fino alla morte. Sul "caso Mortara" si schierarono tutti, le comunità ebraiche d'Europa e America, le logge massoniche, i politici. Della sorte del "vero" Edgardo invece furono in pochi a curarsi. Divenne religioso nell'Ordine dei Canonici Regolari Lateranensi, assumendo il nome di "Pio" come omaggio a colui che il mondo considerava il suo brutale rapitore, ma verso il quale nutrì sempre una devozione e una gratitudine straordinarie. Dopo quasi un secolo e mezzo, il "caso Mortara" è ancora ben vivo. Ricostruire come andarono davvero le cose e inquadrare gli eventi è quindi opera di giustizia e di verità non solo per Pio IX ma anche per Edgardo Mortara che volle divenire padre Pio Maria. Niente di meglio, dunque, che dare al lui la parola, pubblicando il Memoriale che Vittorio Messori ha rinvenuto negli archivi di Roma nell'ordine dei Canonici Regolari del Santissimo Salvatore Lateranense