Descrizione
La «guerra fredda» è stata la più lunga delle tre grandi guerre del Novecento, ma anche la meno cruenta, l’unica che non ha comportato la disfatta militare del nemico. Combattuta su alcuni teatri periferici - Corea, Vietnam, Afghanistan, ecc. - le sue armi principali sono state l’eversione politica, la propaganda ideologica, la competizione nucleare e spaziale, lo spionaggio, il boicottaggio economico. Ha avuto come conseguenza quasi immediata il crollo dell’URSS, ma, a ben vedere, non un vero vincitore. Il nuovo assetto creatosi con la caduta del Muro di Berlino nel 1989 è davvero migliore, e potrà durare più a lungo, del precedente, in cui Stati Uniti e Unione Sovietica, usciti vincitori dal secondo conflitto mondiale, erano i gendarmi del mondo e, guardandosi in cagnesco, si annullavano a vicenda? A questa domanda Sergio Romano risponde analizzando in modo agile ma esauriente gli eventi e i personaggi che hanno occupato la scena politica internazionale nell’ultimo decennio: dalla guerra del Golfo a quelle del Corno d’Africa e delle repubbliche ex sovietiche; dalla dissoluzione della ex Jugoslavia alle diverse realtà di Cina, Corea e Cuba; dal ruolo della NATO e dell'Europa a quello dell’Italia, fino ai più recenti, tragici eventi dell'attacco terrostico dell'11 settembre e della risposta militare in Afghanistan. La fibrillazione che caratterizza i punti caldi (vecchi e nuovi) del pianeta sembra dimostrare che con i mattoni del Muro è forse andato in frantumi il pur precario equilibrio geopolitico che, nel bene e nel male, USA e URSS avevano garantito per quasi mezzo secolo. Ora gli Stati Uniti, unica superpotenza rimasta, si sono assunti il «governo» del pianeta, ma sono troppo democratici per essere, nonostante i loro interventi militari, totalmente imperiali. Non c’è e non vi sarà mai, afferma l’autore, un «ordine americano». Le speranze che l’89 aveva alimentato sembrano essere andate deluse e, poco più di dieci anni dopo, la svolta di quell'anno appare già - soprattutto alla luce degli attentati negli Stati Uniti, e delle conseguenze che ne sono derivate - un’occasione perduta. Senza dimenticare, naturalmente, che «il corso delle cose è quasi sempre dettato da una inestricabile combinazione di casualità e di necessità».