Nel 1906, in una Russia assediata da gravi problemi economici e da profondi e inaccettabili squilibri sociali, Petr Arkadevic Stolypin viene nominato presidente del Consiglio dallo zar Nicola II. Lo statista varia immediatamente un serio e coraggioso programma di riforme, specialmente in campo agrario, tentando in questo modo di imprimere alla Russia una svolta politica decisiva. L’obbiettivo è quello di elevare la prosperità economica del paese, stabilire la giustizia sociale, allentare la pressione rivoluzionaria. Le forze sovversive non avrebbero così trovato terreno fertile per la loro azione e forse si sarebbero potuti risparmiare tanti orrori e tante tragedie alla Russia e al mondo intero. Purtroppo questa sua opera riformatrice, molto audace per quei tempi e in quel contesto, venne bruscamente interrotta da una mano assassina, armata dai centri finanziari internazionali e massonici. Inizia così il tracollo politico, economico e militare che porterà alla dittatura comunista.