Maritain, Gilson e il senso comune

Maritain, Gilson e il senso comune
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Descrizione

Giovanni Zenone - Cavinato - 2005 - pp. 368

Prefazione di Antonio Livi

Con il suo lavoro l’Autore ha inteso contribuire alla storia della filosofia cristiana del XX secolo, offrendo dei dati oggettivi per una migliore conoscenza di questa importante corrente di pensiero. Zenone documenta come Jacques Maritain e Etiénne Gilson abbiano fatto leva sulla nozione di “senso comune”- anche senza averla espressamente analizzata e giustificata- per inserire in un quadro concettuale coerente le loro idee circa il realismo metafisico, l’attualità della metafisica classica (in particolare il sistema di Tommaso d’Aquino), e infine la possibilità di progettare un “umanesimo integrale” e una moderna filosofia della storia e una filosofia dell’arte come “creazione”. Parimenti, la critica serrata del razionalismo moderno (Descartes) e delle contemporanee filosofie (neoidealismo, fenomenologia) trovano il loro fondamento nella nozione di “senso comune”, che i due autori ricavano dalle opere di altri tomisti a loro anteriori e soprattutto da Règinald Garrigou-Lagrange. E si può dire che con la nozione di “senso comune” da parte di Maritain e Gilson il neotomismo francese della prima metà del Novecento si ricolleghi più o meno intenzionalmente ad una tradizione di filosofia francese anticartesiana che risale a Blaise Pascal. Non si notano invece, sempre per quanto riguarda la nozione epistemica di “senso comune”, influssi significativi della filosofia scozzese di Thomas Reid e tantomeno di quella italiana di Giambattista Vico, così come è ignorata la trattazione del senso comune da parte dello spagnolo Jaime Balmes, il che conferma una certa chiusura dell’orizzonte culturale francese in generale.