Questioni mortali. L'attuale dibattito sulla morte cerebrale e il problema dei trapianti

Questioni mortali. L'attuale dibattito sulla morte cerebrale e il problema dei trapianti
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Rosangela Barcaro, Paolo Bechi - ESI -  2004 - pp. 332

Per circa una trentina d'anni la "morte cerebrale" ha costituito una certezza scientifica indiscussa. Dal 1968, anno in cui un gruppo di medici statunitensi l'ha proposta come nuova definizione di morte, un paziente poteva essere dichiarato morto non più dopo la cessazione del battito cardiaco e della respirazione, bensì quando il suo cervello aveva irreversibilmente smesso di funzionare. Sin da allora, i medici avevano connesso a questa nuova definizione della morte la possibilità di prelevare gli organi "a cuore battente". A che giova riaprire una discussione su un tema sul quale, a prima vista, sembra essere stato raggiunto un ampio e consolidato consenso? Il fatto è che la definizione di morte cerebrale ha avuto - come tutte le bugie - una vita piuttosto corta. Già negli anni Novanta esperti neurologi di fama internazionale, nonché filosofi, anche di opposto orientamento, sono giunti alla conclusione che la morte cerebrale sia stata un'abile finzione introdotta strumentalmente soprattutto per cercare di risolvere il problema dei trapianti. La presente antologia vuole portare alla conoscenza del pubblico italiano questo dibattito, che nel nostro paese si vuole invece continuare a tabuizzare.

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