C'era una volta il Che. Ernesto Guevara, tutta un'altra storia

C'era una volta il Che. Ernesto Guevara, tutta un'altra storia
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Descrizione

Ernesto Guevara de la Serna è conosciuto in tutto il mondo col nomignolo di "Che". La sterminata letteratura agiografica ne celebra le gesta di guerrigliero senza macchia, di combattente senza timore, di eroe senza eguali. E' un idolo tout court e non solo per la sinistra internazionale, che lo ha creato e usato per anni, ma anche per i più, che di lui conoscono solo ciò che ufficialmente è stato raccontato. "C'era una volta il Che" documenta impietosamente della sua predilezione all'uso indiscriminato delle fucilazioni (nel libro c’è l’elenco dei fucilati per suo ordine diretto), dei suoi fallimenti in economia in qualità di Ministro dell'Industria e di Presidente della Banca Nazionale Cubana. Durante il periodo in cui il Che dirigeva l’industria e controllava la moneta si verificarono tre fatti: il crollo della produzione di zucchero, il fallimento dell’industrializzazione e il necessario ricorso al razionamento. La pianificazione che doveva portare all’eliminazione del mercato, portò alla eliminazione dell’economia stessa. Il comandante Guevara per la Sinistra nostrana rimane un simbolo di riscatto degli “oppressi”, dei “diseredati”, dei “senza diritti”, dei “diversi”. Nel libro di Facco, documenti alla mano, si dimostra chiaramente il disprezzo per i gay e per i negri da parte del mitico Che. Nel libro si parla dell'invenzione tutta sua dei campi di concentramento per omosessuali, della sua laurea in medicina di cui non esiste alcun riscontro certo. L’eroe dei “diseredati” ebbe un ruolo fondamentale nella costruzione dei campi di lavoro forzato di Guanahcabibes, dove finirono i cittadini che si erano macchiati di “gravi crimini contro la morale rivoluzionaria”, ovvero religiosi, dissidenti e omosessuali. Persino il suo cadavere, riportato a Cuba nel 1997, è avvolto dal mistero: colui che sotterrò in Bolivia le spoglie del guerrigliero ha testimoniato che il feretro che sta a Santa Clara non è quello dell'argentino. Con questo libro, per la prima volta in Italia, si squarcia il velo dell'ipocrisia e della menzogna che hanno protetto e santificato la figura di Ernesto "Che" Guevara. Mentre Raùl Castro  ha iniziato la politica delle “aperture“, concedendo al popolo cubano di possedere un telefonino (sic) e mentre nel mondo il mito di Guevara traballa, in Italia c’è chi ancora crede (e fa credere) nel sogno del comunismo dal volto umano, nella rappresentazione della rivolta dei diseredati, nella giustizia sociale, nel pacifismo della rivoluzione castrista.

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