Diceria immortale (La). La questione di Dio o l'inganno della modernità

Diceria immortale (La). La questione di Dio o l'inganno della modernità
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Descrizione

Robert Spaemann - Cantagalli - 2008 - pp. 220 - EAN 9788882723705

Sergio Belardinelli, Direttore della collana “Come se Dio fosse”, che si apre con questo stupendo saggio di Robert Spaemann, nella prefazione dice: “Guardare la religione esclusivamente dal punto di vista delle sue funzioni (sociali, culturali o psicologiche) equivale a relativizzare l'assoluto che la costituisce e quindi a perderne l'essenziale”.

La religione va dunque vista alla luce del problema della verità che è connesso all'esistenza di Dio. Solo se Dio esiste ha luogo un senso che non scompaia in un arbitrio relativistico che spalanca il nulla.

“Che esista un essere che nella nostra lingua si chiama “Dio” è una vecchia diceria che non si riesce a mettere a tacere. Questo essere non fa parte di ciò che esiste nel mondo. Dovrebbe essere piuttosto la causa e l'origine dell'universo. Fa parte della diceria, però, che nel mondo stesso ci siano tracce di quest'origine e riferimenti ad essa.
Fondamentale è il riconoscimento che la vita dell'uomo si articola nella distinzione tra una prospettiva “interna” e una prospettiva “esterna”. “La religione cristiana, avendo un profilo interno e uno esterno, si trova nella stessa situazione di tutte le cose degli uomini”.

Se Dio non esiste, come dice Nietzsche, allora non esiste verità. Dio non è pensabile, da una prospettiva “esterna” non possiamo abbracciarlo con la nostra conoscenza. Eppure il nostro intimo pensiero quando giunge alla fine del pensare trova una conferma. Nel dramma del non poter procedere, giungendo all'oggetto della sete di conoscenza, si spalanca una dimensione “interiore” che ci fornisce una intima pratica certezza. Il fatto che un senso si doni nella vita, rende la diceria dell'esistenza di Dio quasi innegabile. Il senso è come l'amore che irrompe nella vita umana manifestandosi come sublimità.

“Egli è la fine del pensare. Anche il pensiero che Dio non esista è la fine del pensare. Ma un altro tipo di fine. Non, come il pensare a Dio, sovrabbondante conferma del pensare, ma la sua auto-confutazione. La luce e l'oscurità sono, anche se in modo opposto, la fine del vedere.
Il cristianesimo non è una Weltanschauung poetica, non è un mito, non è un modo di sentire, bensì la fede in una reale Rivelazione di Dio relativa al suo vero e proprio essere, all'origine e al fine dell'uomo, alla sua caduta e alla sua redenzione".

La fede non significa nulla se si preoccupa dell'aspetto teorico; acquista significato solo nel confronto con la verità dei fenomeni.