Questo volume propone una riflessione sul male attraverso il confronto critico con un pensatore contemporaneo che sul male ci ha lasciato pagine delle quali non possiamo non ammirare la forza e l’originalità. I temi della libertà e del male nelle considerazioni di Luigi Pareyson rivelano infatti una profondità non comune e costituiscono, specie per la teologia, una riflessione “provocante” che dà a pensare. Se la fenomenologia del male moltiplica le domande senza risposta, nell’ordine del pensiero, esso rappresenta l’aporia delle aporie. Eppure, di fronte alla lacerante domanda sul male, l’uomo da sempre ha tentato di rispondervi. Ma il male, nella sua multiforme e tentacolare realtà, non solo sembra sfuggire ad ogni risposta, ma nello stesso tempo sembra rivelare “un fondo tenebroso”, uno stato di irrazionalità radicale, le cui radici penetrano nel più profondo della natura umana e gettano la loro ombra nei segreti recessi dei rapporti tra uomo e trascendenza. Così la radicalità del male nel suo non-senso si vede rinviata all’origine del senso, cioè a Dio. Questione di Dio e questione del male formano così una diade inseparabile. Ma come pensarla? Questo è il vero problema, dove il pensiero rischia ad ogni istante di fallire. Proprio dallo sforzo di pensare “insieme” questo binomio è nata la intensa quanto inquieta speculazione dell’ultimo Pareyson. Speculazione che trova nel discorso sul “male in Dio” il punto più difficile, temerario e tuttavia penetrante, dove Pareyson cerca di mostrare come proprio individuando in Dio la possibilità, da Dio stesso scartata da sempre e per sempre, del male, si possa comprendere l’irrevocabile, eterna, originaria positività che è il Dio cristiano.