Che Guevara, missionario di violenza

Che Guevara, missionario di violenza
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Descrizione

"Porto una maglietta del Che e non so perché": il ritornello circola oggi tra i ragazzi argentini, conterranei di Guevara. Il Che è usato come un logo, un marchio di fabbrica dell' "odiato" capitalismo. La sua effigie (il basco e lo sguardo malinconico volto all'orizzonte) si ritrova sugli abiti, sui gadget, sulle bottiglie di birra, sul tatuaggio esibito da Diego Armando Maradona o da Mike Tyson. Insomma, un'icona pop, caso esemplare di marketing. A voler colmare l'abisso fra il mito e la realtà, arriva oggi questo libro, tratto da un documentario dello stesso autore che è stato un successo televisivo negli Stati Uniti e che raccoglie oltre trenta testimonianze dirette di chi con lui ha combattuto fianco a fianco. Ne emerge un uomo completamente altro rispetto al mito che lo ha consacrato dopo la morte, sanguinario e passionario della violenza. Le bellissime pagine di questo libro conservano l'immediatezza delle testimonianze di chi lo ha incontrato e la drammaticità delle vicende che hanno coinvolto e travolto questo personaggio spietato sia con gli altri sia con se stesso. Pedro Corzo restituisce al Che un posto nella storia al di fuori delle mitologie.

Domanda (a Orlando De Cárdenas):Che cosa pensa Lei di Che Guevara? Risposta: Credo che certe persone e certe organizzazioni interessate abbiano svolto una campagna per trasformarlo in una specie di mito. La sua morte prematura, la condizione in cui morì hanno favorito l'immagine che si vuole dare di lui, ma noi che lo abbiamo conosciuto bene sappiamo che lo hanno completamente trasformato. Vogliono venderci un'altra persona. Guevara non è mai stato una persona cordiale, umana. Non sapeva farsi degli amici, non era affabile, non lo è mai stato. Era dispotico e insolente fino alla villania. Per lo meno nel periodo in cui sono stato con lui. Le volte in cui l'ho visto con i compagni, non si è mai comportato come lo descrivono adesso. 

L'Autore

Nato a Santa Clara (Cuba), ex prigioniero politico, è entrato a soli diciannove anni nelle galere di Castro; negli anni sessanta ha diretto un giornale illegale, "Adelante". Uscito da Cuba, è rimasto per circa dieci anni in Venezuela, collaborando a varie pubblicazioni nazionali e estere. In seguito si è trasferito negli Stati Uniti, dove ha fondato un tabloid, "El Observador latinoamericano". Collabora a molte pagine web e ha scritto vari libri, tra cui Cuba: Cronología de la Lucha contra el Totalitarismo (2003), Mártires del Escambray (2007), e La porfía de la razón (2008). Ha prodotto vari documentari sulla storia cubana, come Guevara, anatomía de un mito (2005) e sta preparando un altro libro, Asesinaron los Castro a Camilo. Dal 1997 è presidente dell'Instituto de la Memoria Histórica contra el Totalitarismo, fondato allo scopo di recuperare la storia della lotta di quella parte della popolazione cubana che, dal 1959 a oggi, si è battuta contro la dittatura.

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