Nell'estate del 1926 il governo messicano di Plutarco Elias Calles decise di annientare la Chiesa cattolica. Quello che Calles non poteva prevedere, nel suo furore ideologico, era che proprio il popolo messicano si sarebbe opposto a quel tentativo, prima pacificamente, poi con la forza delle armi. Come avvenuto con la storia dell'insurrezione vandeana e delle insorgenze italiane, i giudizi su questa resistenza sono stati tutt'altro che unanimi: i guerriglieri di Cristo Re (detti cristeros dai loro nemici) sono stati esaltati come eroi e martiri dai cattolici, e disprezzati come fanatici oscurantisti dai laicisti di oggi. Alberto Leoni ricostruisce la storia del Messico per comprendere, e far comprendere, come si possa giungere a una simile guerra civile, narrando i fatti e le idee, la vita degli uomini e delle donne del tempo, sia dei protagonisti come dei più oscuri militanti. Un'attenzione particolare è dedicata alle motivazioni dei persecutori descrivendo la pericolosità di una propaganda che, nel generare l'odio verso la Chiesa, finì per provocare massacri spaventosi ai quali i "cristeros" risposero con la spietatezza propria di una guerra civile. Proprio per concludere questa guerra, le gerarchie ecclesiastiche si impegnarono nell'ingrato e poco eroico compito di una mediazione, tanto criticata quanto indispensabile. Eppure, in questo breve affresco storico, ciò che risalta maggiormente è la fede e l'amore per Cristo dei santi e dei martiri messicani, figli di un popolo straordinario e complesso, cosi eroicamente "fuori moda" per l'esangue cristianesimo "politicamente corretto" dell'Europa contemporanea.