Ultimi giorni di Gaeta (Gli). L'assedio che condannò l'Italia all'unità.

Ultimi giorni di Gaeta (Gli). L'assedio che condannò l'Italia all'unità.
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Descrizione

L’atto finale della guerra di conquista che chiamiamo “unificazione”, visto con gli occhi degli sconfitti.

Il 13 febbraio 1861, Francesco II di Borbone si arrese definitivamente all’esercito sabaudo: la fortezza di Gaeta, ultimo baluardo difensivo del Regno delle Due Sicilie, cedeva all’armata del generale Cialdini. I cento giorni d’assedio che resero possibile il Regno d’Italia vengono tutt’ora ricordati in manifestazioni e rievocazioni, ma fu veramente l’evento glorioso che la storia ci racconta? O si trattò dell’epilogo di un’invasione sanguinosa, perpetrata ai danni di uno Stato sovrano, riconosciuto dalle altre potenze europee e consolidato da secoli di autonomia e tradizioni? A Gaeta l’annessione fu portata a termine dai cannoni, che fecero strage di militari e civili stremati anche dal tifo. L’8 gennaio la piazzaforte fu sottoposta a un cannoneggiamento di dieci ore, che distrusse i quartieri civili; pochi giorni dopo l’ex comandante borbonico Edoardo D’Amico, tradito da tempo il suo schieramento e desideroso di dimostrare la nuova fede, diede inizio al bombardamento del 22 gennaio; a qualche ora dalla resa, mentre si preparava l’accordo, l’artiglieria piemontese continuò il fuoco per l’ultima strage.

Episodi che raccontano una guerra cruenta rimossa dalla memoria comune: un attacco che violava tutte le regole — iniziato senza una dichiarazione di guerra né agitazioni tali da giustificare un intervento straniero — al termine del quale nove milioni di persone furono costrette ad accettare le leggi e la burocrazia del Piemonte grazie a maneggi diplomatici, finanziamenti occulti, ambiguità. Gigi di Fiore ricostruisce quasi ora per ora l’assedio brutale che pose fine a un conflitto tra italiani, con paziente lavoro di analisi e scavo archivistico, passione narrativa e gusto per l’aneddoto. Documenti e testimonianze, storia, cronaca militare e narrazione si uniscono per restituire vivido e reale il dolore di una città che non ha dimenticato. E permetterci di analizzare da una prospettiva diversa un peccato originale della nostra unità nazionale.