Descrizione
C’è il pensionato Inps più ricco d’Italia: 90000 euro al mese. Ci sono i tre onorevoli che sono stati in Parlamento 1 solo giorno e prendono la pensione da parlamentari per tutta la vita. C’è l’ex presidente del Consiglio che ha tagliato le pensioni altrui e ne ha ottenuta per sé una da 31000 euro al mese. C’è l’ex presidente della Repubblica che, oltre al vitalizio, incassa 4766 euro netti al mese come ex magistrato, pur avendo lavorato come magistrato solo 3 anni. Ci sono le baby pensioni, le pensioni ai mafiosi, le doppie, triple e quadruple pensioni: mentre ai cittadini comuni vengono chiesti continui sacrifici sul fronte previdenziale, mentre l’Europa insiste per allungare la vita lavorativa e i giovani non sanno se potranno mai avere una vecchiaia serena, la casta dei pensionati d’oro mantiene i suoi privilegi, anzi, se ne riserva sempre di nuovi. Dal dirigente della Banca d’Italia che va a riposo a 44 anni con 18000 euro al mese, al burocrate che ancora nel 2009 va in pensione a 47 anni con 6000 euro netti (e l’incarico da assessore), dal commesso del Senato che prende 8000 euro al mese, alla bidella pensionata a 29 anni, ecco il primo viaggio negli scandali, negli inganni e negli abusi della previdenza italiana: un buco nero che grava sulle spalle dei contribuenti e che mette a rischio il loro futuro.
Si è molto parlato di pensioni di reversibilità. E dei tagli che hanno subito. Ebbene: sapete che dal 2000 noi (con i nostri soldi) stiamo pagando la pensione di reversibilità alla vedova di un parlamentare che in Parlamento non ha mai messo piede? Sentite che storia. L’ex giornalista del Corriere della Sera Arturo Guatelli, fu il primo dei non eletti Dc in Lombardia alle elezioni del 1979. Nel giugno 1983, quando la legislatura era finita e le Camere già sciolte (restavano formalmente in carica solo in attesa dell’insediamento del nuovo Parlamento), fu chiamato a sostituire un senatore morto. Ma perché sostituire un parlamentare con le Camere già sciolte? In effetti. “Quando seppi che si trattava di un fatto più formale che sostanziale evitai perfino di dirlo in giro”, confidò Guatelli qualche anno dopo. Così nessuno seppe che Guatelli era diventato senatore, né lui si preoccupò mai di mettere piede a Palazzo Madama. L’incarico formale nel Parlamento che era già finito durò 29 giorni: dal 3 giugno 1979 all’11 luglio, giusto il tempo di effettuare le elezioni e di insediare le nuove Camere. Eppure per aver fatto parte di un Parlamento già sciolto per 29 giorni, Arturo Guatelli maturò il diritto alla liquidazione e alla pensione che incassò fino alla morte, nell’autunno del 2000. Da quel giorno la prende la vedova, in base al sacrosanto (per i parlamentari) diritto alla reversibilità. Non è meraviglioso? Ci siamo stupiti per il parlamentare che prende la pensione (3108 euro lordi, 1733 netti) con appena 24 ore in Parlamento. Ebbene: che dire di una pensione alla vedova di chi in Parlamento non mise mai piede, neppure per un giorno?