Una domanda ricorre spesso nella riflessione di storici, giornalisti e politici quando si occupano della storia d'Italia degli ultimi sessant'anni: nel 1948 c'era o no la possibilità di un'insurrezione comunista nel nostro paese? Abbiamo realmente corso il pericolo di diventare una Repubblica popolare e di entrare nell'orbita dell'Urss?Victor Zaslavsky mostra come effettivamente il ricorso alle armi fosse ritenuto una scelta praticabile e che se questo non avvenne fu solo perché Stalin non ne riconobbe l'opportunità politica.Il complesso lavoro di ricostruzione storica e di ricerca svolto da Zaslavsky negli archivi finora inaccessibili del Cremlino restituisce con straordinaria ricchezza il fitto intreccio di relazioni politiche, economiche, ma anche umane che costituiscono la trama della vicenda.L'accesso a una documentazione inedita getta una nuova luce sulle funzioni dell'apparato paramilitare del Pci e soprattutto rivela i delicati rapporti intrattenuti dai dirigenti dei partiti della sinistra italiana con Stalin. Un intreccio raccontato con grande rigore ma anche con la passione di chi, avendo subito in prima persona la dittatura staliniana vive la storia come un vaccino contro ogni "tentazione totalitaria".